Mercoledì, clima accettabile, poco lavoro, esco un paio di minuti prima dall’ufficio e mi dico... vado da papà.
La Certosa in estate chiude alle ore 18, gentile concessione rispetto all’orario invernale quando la chiusura è anticipata alle ore 17.
Già mi chiedo perché il Comune trovi tanto gusto nel costringere chi vuole visitare una tomba, a ritrovarsi quasi obbligatoriamente il sabato o la domenica, quando magari devi anche svolgere varie attività per la tua vita, con gli orari di lavoro che non ti permettono di farlo durante la settimana.
In realtà questi orari vanno bene per i pensionati, che per altro sono oggettivamente i maggiori e più costanti frequentatori di tali siti.
Ma pazienza.
Bene, prendo la macchina, volo alla giardineria, certa che il quadratino di terra di cui voglio occuparmi avrà bisogno di una discreta manutenzione, acquisto velocemente un paio di piantine, un po’ di terra e riparto.
Ore 17,30 varco i cancelli della Certosa, dal parcheggio di Villa Serena zona Barca, ossia il retro esatto rispetto all’ingresso principale.
Ho un pensiero leggero, di quelli che ti sfiorano appena ma a cui non fai attenzione: se chi è dentro tarda qualche minuto ci sarà certamente un po’ di tolleranza sull’orario di chiusura...?!
Ma come dicevo non me ne curo più di tanto ed inizio il mio percorso.
Premetto che per trovare un annaffiatoio ho impiegato almeno 10 minuti, perché le rastrelliere che trovo lungo la strada che devo percorrere, dove solitamente sono appesi, erano in buona parte vuote (dove diamine li portino, quei vecchi contenitori screpolati è un mistero) quindi ho dovuto girare un po’.
Trovati finalmente, rimossi dalla rastrelliera lasciando in pegno una moneta (50 centesimi o euro tipo carrello della coop).
La trovata geniale è che la moneta non viene con te restando infilata da qualche parte nell’annaffiatoio, bensì rimane sulla rastrelliera, così può capitare che vai per restituire l’annaffiatoio e qualcuno lo ha messo al tuo posto, dove c’era un euro, e ti ha lasciato libero un altro aggancio dove trovi 50 centesimi… così, tanto per far girare l’economia italiana, ma di nuovo pazienza.
Constaterò in seguito come questo genere di invenzione sia un’inezia rispetto ad altre possibilità.
Combatto ferocemente con un intricata selva di gramigna, scavo, pulisco, pianto i nuovi fiorellini, annaffio, chiacchiero un po’ e riprendo la via per l’uscita.
Nel mentre vedo casualmente procedere nella direzione opposta alla mia, quindi credo verso l’uscita principale, una distinta signora in bicicletta.
Noto che la sua velocità non è affatto consona al suo stile, infatti ciocche di capelli sfuggono dall’acconciatura inizialmente curata, la gonna si solleva a tratti senza che segua un piccolo gesto di riordino, la borsetta sobbalza ad ogni pedalata rischiando di cadere dal cestino.
La signora non si cura di nulla e prosegue con il suo incedere deciso, incurante di gradini o dislivelli, lanciata alla “Bartali” verso una meta tutta sua.
Quasi quasi le passerei un annaffiatoio, alla “Coppi” in guisa di borraccia.
Non mi faccio molte domande (male!) e proseguo.
Ed ecco allora che sento in lontananza una campana, non conto i rintocchi ma sono certa che siano le 18:00.
Un primo sospetto inizia ad aleggiare nella mia mente, un campanello di allarme mi risveglia, ricordo con più coscienza il pensiero che mi aveva solo sfiorata all’ingresso.
Ma no dai, qualche minuto non farà la differenza, qui ci sono tanti anziani, persone che non sempre possono correre verso l’uscita come fossimo a delle prove di evacuazione, che non sempre hanno il senso del tempo scandito al secondo.
Ma no dai, avranno pensato che forse l’umore che ti accompagna quando sei fra questi sentierini può far sì che il minuto ti sfugga, che magari tu perda un po’ di tempo a soffiarti il naso, a riprendere il trucco che ti è colato sulle guance, oppure che tu voglia finire una preghiera.
Ma no dai, insomma è un cimitero non un ufficio postale!!!
D’accordo, rinuncio comunque alle monetine (avevo preso 2 annaffiatoi), lascio i due oggettini vintage alla prima rastrelliera che trovo avviandomi verso l’uscita (rastrelliera che trovo rigorosamente vuota, così non posso nemmeno fregare qualche centesimo a qualcuno, ma li devolvo semplicemente al prossimo fortunato, a dire il vero sentendo di aver fatto quasi una buona azione…).
Arrivo al cancello
CHIUSO
Ha la sbarra automatica e provo a tirare
NIENTE
Ma no dai, ma no dai, ma no dai, un accidente!
Guardo il mio cellulare, ore 18,10
Ho camminato alcuni minuti avvicinandomi all’uscita, tenendo d’occhio in lontananza il vialetto che porta al cancello, pronta ad intercettare l’ipotetico addetto alla chiusura ed a fermarlo a gran voce, per permettermi di uscire.
Ma niente, io non ho proprio visto nessuno né andare né venire, insomma guardando in ogni direzione non c’era anima viva (mi si passi l’ironia inappropriata...).
Allora qui alle 18 c’è una sorta di ghigliottina, compare dal terreno un robot in mimetica, travestito da piccolo cipresso, con il comando per la sbarra in mano e via!
Raggio laser che se sei in mezzo al cancello ti tranciano a metà e ti buttano nelle fosse comuni!
Ma soprattutto immediatamente dopo si nasconde, velocissimo, si tuffa come una grossa talpa, liberandosi della mimetica da cipresso, e scompare di nuovo in qualche cunicolo nel terreno.
Ok, niente panico, un modo per uscire c’è, ci deve essere.
Infatti sulla guardiola a fianco al cancello (deserta più del Gobi) c’è un bel cartello ed un paio di meccanismi interessanti:
citofono con campanello con su scritto PORTINERIA CERTOSA
pulsantone rosso tipo allarme incendio con su scritto PORTINERIA BERTI PICHAT (…comodo)
cartello con un numero di telefono (fisso) a cui rivolgersi nel caso non si ottengano risultati da citofono e/o pulsantone
ulteriori n. 2 numeri di cellulare a cui rivolgersi nel caso nulla di quanto sopra vada a buon fine.
Questa abbondanza di indicazioni fa ben sperare
ERRORE
È un po’ come quelle trattorie dove sono specializzati in carne, pesce, piatti tipici, tutto per celiaci ecc. ecc.
Troppa roba
Di solito si mangia male.
Ed ora inizia la grande prova di nervi a cui la pubblica amministrazione sottopone il cittadino vedovo/a, orfano/a, privato di un amico/a o di un parente comunque caro (altrimenti il cittadino stava a casa propria dove non avrebbe problemi di orario o di varchi o di robot travestiti da cipresso).
Premo il campanello del citofono
NULLA
magari il guardiano è andato a fare la pipì
Aspetto un po’ e ripremo con più insistenza il campanello del citofono
NULLA
premo il pulsantone rosso
dopo un po’ sento una voce metallica (che sia il robot da dentro al suo cunicolo?) non ho idea da dove provenga, forse dalla griglia del citofono utilizzata in doppia funzione ?
Rimango sorpresa, proprio perché un pulsantone di solito non funziona in questo modo, quindi perdo le prime parole ma mi riprendo subito e presto attenzione al finale del messaggio che è: PER PARLARE con non so chi, PREMERE 5
premere 5 ????????????
premere 5 dove ??????????
premere 5 cosa ?????????
guardo il citofono, guardo il muro (delle belle lastre in pietra che il 5 non sanno nemmeno cosa sia) controllo gli altri lati della guardiola, guardo anche verso l’alto, chissà che qualche anima pietosa non mi faccia un segno …
la vocetta del pulsantone continua a dire PREMERE 5 e se sapessi dove le darei un pugno!
Sentimi bene vocetta, non c’è una tastiera, non sei un telefono, non sei una calcolatrice, sei un pulsantone rosso, che diavolo stai dicendo, non hai dei numeri da nessuna parte, come faccio a PREMERE 5???
DEFICIENTE!!!
Va bene, mi sposto un po’ per non avere nelle orecchie quell’idiota di vocetta e prendo il cellulare.
Compare il disegno della spina e la scritta BATTERIA SCARICA
c...zz..., per un po’ dovrebbe ancora andare
piccolo inciso.
Se sono la signora Gina di una certa età, di quelle che per chiamare il figlio sbagliano numero tutti i giorni, mettono il viva voce invece che terminare la comunicazione, mandano sms con scritto ghjakòjg mvaoèeunt oalB ogni venti minuti a tutta la rubrica, ecc. ecc.
già sarebbe un problema
se poi il cellulare addirittura non ce l’ho?
lasciamo perdere, ci penseremo dopo
io il cellulare ce l’ho e forse un paio di chiamate riesco ancora a farle
chiamo il numero di telefono (fisso)
suona suona suona suona
NULLA
Riprovo
suona suona suona suona
NULLA
Vedo fuori del cancello uno dei fiorai che hanno i negozietti nella piazza a fianco dell’ingresso (ci sono anche sul retro) che sta chiudendo
SPERANZA!!!
Scusiiiiiiiii, sa come si può uscire di qui???
Deve fare questo numero !! (quello che suona suona suona e NULLA)
Gli dico che lo sto facendo e che è abbandonato forse anche dalla telecom, mi risponde di provare con il pulsantone (ma vai affan…) o di guardare le istruzioni sul cartello.
Finisce di tirare giù la sua serranda, butta i resti dei fiori vecchi e se ne va.
Grazie tante!!!
Vabbè, andiamo avanti
chiamo il primo numero di telefono cellulare
suona suona
RISPONDE
Di nuovo SPERANZA!!!
Voce giovane, forte rumore di fondo tipo camioncino con finestrini aperti
prontoooo prontooo
si pronto, buona sera, mi scusi se disturbo, sono rimasta chiusa dentro alla certosa e trovo questo numero a cui rivolgermi per…
prontooooo prontoooo, non sento, chi parlaaa
CLIC
Non è nelle mie abitudini l’uso della bestemmia, e per fortuna visto dove mi trovavo, ma il comune turpiloquio non mi fa difetto, quindi…
Ok, respira, respira, ricomponi il numero.
prontoooo prontooo
si pronto, buona sera, mi scusi se disturbo, sono rimasta chiusa dentro alla certosa e trovo questo numero a cui rivolgermi per uscire.
E finalmente mi sente!!!
Gli spiego dove sono, mi dice che può passare ad aprirmi non prima di 20 minuti/mezzora, perché, fra le varie attività appaltate alla ditta privata per cui lavora, c’è anche il recupero delle salme quindi al memento non può correre da me!!!
ma come, il recupero delle salme? è caduto un aereo e non lo so… è deragliato un treno in questo momento... ebola è qui?
tutte adesso le devi recuperare le salme di Bologna?
Con tutto il rispetto tanto oramai dove devono andare, libera me che sono viva e poi fai quello che devi fare.
In alternativa mi suggerisce di andare all’obitorio (ALLEGRIA) dove il personale è presente fino alle 19.
Gli dico che mi andrebbe bene ma che sicuramente mi perderò per la certosa e lui parte con le classiche indicazioni che da chi conosce un posto a chi il posto non lo conosce
cioè inutili.
Invoca anche il buon Lucio Dalla come punto di riferimento.
Perché tutti credano che un simile pellegrinaggio vada fatto almeno una volta nella vita io non lo capirò mai, certo è che a tutt’oggi non so dove sia Lucio e devo dire che non mi sento privata di chissà quale conoscenza, ritengo inoltre che a lui stia bene così.
Sempre al telefono con il mio interlocutore trovo una mappa del cimitero appesa ad un muro (allora non sono l’unica che si perde...).
gli dico che accetto l’obitorio e proverò ad arrangiarmi, lui mi rassicura dicendo che se preferisco manda qualcuno a prendermi direttamente dall’obitorio (anche no grazie)
Scopro fra le varie che tutto questo disagio si crea solo in agosto perché il guardiano è in ferie!
Quindi, cosa facciamo, in agosto se vai in certosa devi organizzarti con la tenda e dei viveri, nel caso il cellulare dell’operatore di ditta esterna non prenda, mentendo preventivamente ai tuoi parenti, quelli vivi che sono all’esterno, dicendo loro che stai andando in ferie e torni a settembre, così non si preoccupano???
Mi permetto di far notare che qualche minuto di ritardo è previsto anche per il pagamento delle tasse e che tutti quei citofoni e pulsanti comunque sono organizzati da un sadico incompetente.
Costui, per tutta risposta, inizia il concione sul rispetto delle regole e degli orari.
SBAGLIATO SBAGLIATISSIMO!!!
Non sono in gelateria, non sto facendo shopping né prendo il sole sotto ai cipressi.
Facevo a meno per tutta la vita di frequentare questo posto e non intendo essere ripresa da uno sconosciuto che faccia a me una lezione sul rispetto, non sono il tipo adatto e non è adatta la situazione.
Chiarito il punto ci salutiamo.
Nuovo inciso.
E se sono la signora Gina di prima, quella che ha qualche difficoltà con i telefoni, come ci arrivo ed in quanto tempo?
Si avvicinano le 19, ora in cui resterà incustodito anche l’obitorio.
Che prospettiva deliziosa.
Inizio di buon trotto un percorso di almeno 10/15 minuti, seguendo cartelli piiiiiiiiiiccoli, che al momento attuale ti mandano anche in direzioni dove trovi le strade sbarrate da recinzioni di cantiere (terremoto, mancanza di foni, restauri lenti, non so) che devi aggirare, saltare, scusandoti con i defunti a cui stai calpestando le lapidi più antiche.
Poi zona monumentale, monumentale una cippa, un delirio di reti basse anti piccione dove rischi il collo (di cui però i piccioni se ne fottono bellamente), macerie a terra dove rischi le caviglie, passaggi in penombra dove rischi i nervi.
Finalmente in lontananza vedo una costruzione un po’ più moderna con la scritta tanto agognata (cosa fa la mente umana vero?).
Mi separa da questa un energumeno in braghe corte comparso dal nulla, con delle occhiaie che si vedono dai 50 metri che ci distanziano (molto simile al personaggio pelato della famiglia Addams, lo zio Fester), con un sacco sospetto in mano, che avanza verso di me con un’andatura a dir poco inquietante.
Ecco lo sapevo, sono morta!!!
Il desiderio sarebbe di fuggire lanciandogli la borsa, magari anche di gridare aiuto, invece non so come recupero in qualche modo il mio miglior sorrisino imbecille e gli chiedo se vado bene per l’uscita, tipo indicazioni per la spiaggia…
Che figura.
Senza tentare di uccidermi, mi indica un cancello interno da cui si accede ad un secondo cancello (il definitivo se Dio vuole, quello verso la libertà)
Devo suonare al primo, aspettare il personale dell’obitorio che mi aprirà, identificarmi ed ottenere così l’apertura del secondo ed ultimo.
Sembra fuga da Alcatraz.
Suono
NULLA
Risuono
NULLA
Nooo, ci risiamo? se funziona come citofono e pulsantone questa volta scavalco!
A costo di rimanere infilzata sulle punte del cancello, così almeno qualcuno da fuori vedrà il sangue che cola e chiamerà l’ambulanza e/o i pompieri, in qualche modo uscirei.
In effetti i pensieri iniziano a non essere proprio dei più luminosi, d’altronde l’ambiente non richiama proprio “Il giardino di Monet”.
Guardo meglio il cancello, la sbarra automatica è rotta, appoggiata a terra.
Tiro senza riguardi e passo il primo varco.
Evvvvai che siamo a metà dell’opera.
Entro nella guardiola della camera mortuaria.
Forse sono meno impressionabile di quello che credevo ma qualche formicolio alla nuca non me lo sono risparmiato.
Una porta aperta mostra il retro, ossia un corridoio grigio e poco illuminato con della porte in vetro satinato dietro alle quali sappiamo bene cosa c’è.
Non ci penso.
Busso sul ripiano della guardiola.
NULLA
Ribusso.
Si deve fare sempre tutto due volte in questo posto ?
dal corridoio di prima giunge un grido, ma davvero un grido, una voce maschile sgraziata fuori da ogni immaginazione.
CHI EEEEEE’’’’ ???
CHI EEEEEE’’’’ ???
Senza aspettare la mia risposta si ripete per tutto il tragitto fino a comparire sulla porta.
Un metro e trenta con i capelli grigi, lunghi, poco domati da un elastico quasi inutile, una divisa verde e malconcia da sala operatoria, movimento isterico, occhio stralunato, voce di cui sopra.
In altri momenti da sbellicarsi dalle risate.
Adesso mi avete seccata davvero con ‘sti toni!
CHI E’ COSA?
Chi vuole che sia scusi sa?
Sono rimasta chiusa dentro e mi è stato detto di venire qui.
Mi apra!
Emette uno strano “muttolo” (termine bolognese che non so tradurre) tipo verso gutturale di un sordomuto ma un pochino più articolato seppur senza senso, e mi indica, con un movimento inconsulto del braccio, il cancello.
Benedetto linguaggio non verbale.
E’ lui, è il cancello, quello, si proprio quello, sono salva.
Si apre, sono fuori!!!
Aspetta, aspetta che non è proprio detta l’ultima.
Rumore di motorino con voce a bordo che mi apostrofa, da dentro, mentre mi incammino sotto al portico esterno.
Col cavolo che mi riprendete bastardi!
Non mi giro.
Insiste, mi insegue a piedi, un ometto quasi amichevole mi dice.
La prossima volta non si muova, mi hanno chiamato e sono venuto a cercarla.
La prossima volta???
Ma va là!!!
E comunque gli rispondo che la persona che lo ha chiamato a me aveva detto di muovermi, quindi che si mettessero d’accordo fra loro.
Già che ci sono, continuando però a camminare girata all’indietro, gli dico cosa penso di quel sistema e dell’inventore dello stesso, che dovrebbe permettere alla solita signora Gina di uscire viva dalla certosa.
Cosa molto improbabile.
Rimane stupito ed incredulo da queste “falle” e mi sollecita a segnalarlo promettendomi che lo farà a sua volta.
Non è una scelta sicura (magari mi catturano appena abbasso la guardia) ma gli volto le spalle e me ne vado.
Percorro metà del perimetro della certosa, lungo la pista ciclabile che corre a fianco del canale, sperando di sopravvivere alle zanzare ma soprattutto allo scippo corredato da percosse, viste le facce che incrocio, e torno alla mia auto.
Io, che non sono la signora Gina.
Lei e sicuramente morta ieri pomeriggio ma la troveranno solo a settembre.
